“BOTTEGAI, EROI, O……?” STORIA DELLA “BOTTEGA MISTRUZZI” DI CASTIONS

Quando l’assessore Lindo Pagura mi ha chiesto di redigere una sintesi della storia della “nostra bottega” ho pensato che non ci fosse molto da dire, niente che si discostasse da qualsiasi altro negozio friulano di campagna. Sin da piccolo mi ricordo che si vendeva di tutto: benzina, gorgonzola, becchime per polli, vernici, baccalà, vestiti, bombole di gas, picconi, zoccoli di legno, canottiere, petardi, budella di maiale, soda caustica, pranzi di nozze, comunioni e cresime, carburo, pennini, giardiniera, servizi di tazzine, varechina e quant’altro. Niente di diverso rispetto tante altre botteghe. E sì che essendo nato in una famiglia imparentata da tutte le parti da commercianti da più generazioni dovrei averne da raccontare sui “Mistrus” dato che mio nonno Luigi, sergente di cavalleria ha fatto qualche soldo in America con cui ha avuto licenze commerciali che risalgono almeno al 1905. Anche in virtù di Carlo Mistruzzi, nato a Basagliapenta nel 1765 e arrivato da Domanins a Castions con la moglie Antonia Venier alla fine del ‘700, prima della Rivoluzione francese. Oltre a ciò, quando ho redatto la mia tesi di laurea ho frugato un pò fra i faldoni dell’Archivio di Stato di Udine. Da lì, sono emersi atti storici sui Mistruzzi di Venzone risalenti al 1350, cioè più di un secolo prima della caduta dell’Impero Romano d’Oriente. Tempistica evidenziata anche dal genealogista Nerio Petris. Tutt’ora a Venzone c’è una via “A. Mistruzzi”.

Ritornando a noi, ribadisco di non avere dall’infanzia ricordi bottegheschi particolarmente interessanti. Così ho pensato a cosa sia rimasto dentro di me, di quei tempi centrandomi sulle persone, verso le quali mia sorella Sandra ed io abbiamo molti e intensi ricordi infantili. Dell’infanzia abbiamo ricordi di una famiglia molto affettuosa, serena e delicata da parte dei nostri genitori. Credo che siano molte le persone di Castions e dintorni che hanno un buon ricordo dei nostri genitori Alessandro e Pierina che ci ha lasciati nel maggio del 2007. La nonna Gigia, forgiata da una vita dura come il cemento, ce la ricordiamo invece come una gran bacchettona. Esempio: avrò avuto 4 anni quando, visti dei bambini poveri e sconosciuti fuori bottega ho portato loro 5-6 caramelle. La Gigia ha sparato un putiferio tale che le caramelle sono tornate all’istante al loro posto e gli amichetti eclissati per sempre.

Le cose cambiarono drasticamente l’11 novembre del ’59 quando in un incidente stradale nostro padre perse la vita assieme a altre tre persone di Castions, ritornando dall’ospedale di Udine. Allora mia sorella Sandra ed io avevamo 10 e 8 anni e le nostre vite cambiarono. Ricordo i momenti in cui mia madre, Sandra ed io eravamo soli ci si guardava a lungo in silenzio. Passato del tempo, io mi sentivo un po’ “diverso” perché – dal punto di vista infantile – dopo l’orario scolastico e i compiti per casa eravamo sempre dietro il bancone a rassettare mentre gli altri ragazzini al pomeriggio andavano a giocare all’oratorio. Di quel periodo ricordo che ci erano vicine molte famiglie e persone di Castions e dintorni. Ad esempio quando Benito Borean, andava a Pordenone a fare acquisti per il suo negozio, fermava ogni volta la sua Giardinetta da noi per chiederci se avevamo bisogno di qualcosa per il nostro negozio. Oppure come la famiglia Pellegrini con Vittorio, Marcello, Giovanni e Felice. Oppure ancora la famiglia della mitica distilleria Pagura, imparentata con noi attraverso la Giovannina Mistruzzi, moglie di Lindo e tante altre indimenticabili persone. Io provo sempre un profondo senso di affetto per Castions.

Le nostre due famiglie d’origine, materna e paterna, erano molto diverse fra loro nonostante fossero entrambe bottegaie da più generazioni. La materna di Casarsa ha sempre emanato delicatezza, armonia. Per noi ragazzini, l’atmosfera di Casarsa aveva un ché di angelico dovuto alla personalità della nonna Rosalìa e degli zii Silvestro e Renato Lena che ci hanno aiutato come fossero genitori. Molti di voi conoscete Renato come tecnico comunale di Zoppola per molti anni. Un diverso registro si riferisce al nonno Enrico, tanto buono d’animo quanto sulfureo nei fatidici “5 minuti”. Era un tipo da prendere con le molle, Bersagliere fino l’osso e pluridecorato al valor militare. Ecco un esempio che lo descrive: durante la guerra 15-18, quando era da molti mesi sul fronte del Garda, Enrico a un certo punto si è proprio stizzito. Nonostante i commilitoni cercassero di dissuaderlo ricordando che la diserzione prevede con certezza ilplotone di esecuzione, Enrico rubò una bicicletta militare e per tutta la notte, con una tirata forsennata, è arrivato fino a Gleris dove è stramazzato esausto in un fosso. Dopo aver dormito qualche ora nella fanghiglia è arrivato lercio da sua moglie a Casarsa. Riposato e risistemato per mezza giornata è rientrato velocemente sul fronte facendola franca con gli ufficiali. Mezzo secolo dopo, durante una cena con zii e cugini, fatti i bene conti con il calendario, si constatò che la nascita di nostro zio Silvestro era avvenuta dopo 9 mesi esatti da quella diserzione.

Da parte Mistruzzi l’atmosfera era diversa. Era abitudine che tutta la famiglia allargata si riunisse ad ogni occasione a casa nostra dato che era la casa d’origine di tutti, si rinsaldavano gli affetti fra parenti e amici e si mangiava benissimo. Quando avevo 6 anni la tribù dei Mistruzzi già mi appariva decisamente sopra le righe rispetto gli standard correnti. Ogni ricorrenza era occasione di discussioni sterminate: battibecchi e riappacificazioni erano tutt’uno. Nonostante io fossi catalogato come un pastone di bambino, trovavo gradevole quella confusione, a vedere zii e zie cognati e i molti cugini già adulti e simpatici che discutevano così. Anche se non capivo granché dei loro discorsi, io mi divertivo di rimbalzo. Così venni a sapere che mio zio Augusto Mistruzzi, Maggiore pilota di caccia, dopo i combattimenti aerei con relative medaglie al valor militare si esibiva in spavalderie aeree sopra la piazza Umberto 1°. La Gigia fuori bottega gli urlava, alla distanza di 3000 metri, “Ven iù, ti sos mat!!).

Con il tempo, certi argomenti mi sono parsi strani come quello che, tempo addietro mio padre e la nonna Gigia sono stati ospiti per un cospicuo periodo nel carcere di Udine. Si parlava di armi, di nascondigli ecc. Schiarite col tempo alcune idee ho compreso che certi discorsi si riferivano all’occupazione tedesca nel nord Italia.

Mia cugina Luisa Lucchesi di Casarsa (figlia e nipote di grandi commercianti di bestiame) e memoria storica mi ha precisato con particolari che dopo l’8 Settembre ‘43 – la caduta del Fascismo – la nostra bottega e quella di nostra zia Adele Mistruzzi (nonna dei nostri cugini PatriziaeAlberto Pagura), era diventata un pentolonepericoloso fatto di partigiani puri; di collaborazionisti filo-nazisti; di filo-stalinisti e del cliente più ostico: la Wehrmacht. Quest’ultima, fra requisizioni alimentari, carcerazioni e minacce di fucilazioni (come è capitato a Gigia e Alessandro) sospettava di tutto e tutti. Con il tempo i tedeschi diventavano sempre più nervosi e convinti che la nostra bottega fosse un covo di simpatizzanti per la Resistenza. Non erano distanti dal vero dato che tutta la famiglia allargata ne faceva parte. E’ in quel periodo che la nostra casa si diede una doppia identità fatta di botole, da false pareti portanti, di stanze “invisibili” senza accessi, di vie di fuga imprevedibili come la vecchia casa di “Bruno della Posta”. Con la “Repubblica di Salò” voluta da Hitler, Augusto smise la divisa di aviatore per diventare un dei capi militari del Comitato di Liberazione Nazionale, Alta Italia. In particolare era parte della “Brigata Ippolito Nievo, Battaglione Vittoria” del gruppo Osoppo-Friuli, di orientamento cattolico. Osoppo, fra l’altro, è la prima città italiana decorata al valore militare per la Resistenza.

Al matrimonio di mio cugino Maurizio Mistruzzi a Genova, nel bel mezzo di un rinfresco fra parenti, i miei cugini Aldo e GinoVerin, entrambi ufficiali della Guardia di finanza e figli di Giulio – Generale e aiutante di campo del Duca d’Aosta – hanno rievocato un colpaccio realizzato verso la fine del conflitto. Requisite senza bussare alcune camionette della Wehrmacht Alpenkorps, Augusto, i fratelli Adriano e Narciso Pagura, i fratelli Verin e altri delle nostre parti, sono piombati sgommando nel centro della piazza di Maniago. Per attirare nel modo convincente l’attenzione dei tedeschi hanno sventagliato in aria una selva di caricatori dai mitragliatori tedeschi MP4 calibro 9. Il tutto urlando con il massimo dell’arroganza possibile che: “….tutti gli ufficiali e la truppa germanica hanno 3 minuti per presentarsi al centro della piazza, disarmati davanti a queste camionette. Tutte le strade di accesso e tutte le alture circostanti sono presidiate dai nostri uomini”. Come nella leggenda di Robin Hood, i tedeschi hanno creduto e sono stati lasciati andare all’istante verso nord, senza armi e rifornimenti.

Da ragazzino nell’ascoltare i racconti di tutto quel parentame, nell’essere alimentato di questo “becchime culturale” mi sono sorpreso a pensare più volte che…….che quelli sì erano bei tempi!!!! Loro sì che sono stati fortunati! Mentre noi al massimo potevamo fare a stento qualche botto a capodanno con carburo e sputo. Più in là della medaglia della cresima non si và.Sempre a quella età i miei amici (Marino Giro, Loris e Gilberto Jus, i miei cugini Giuseppe, Cesare, Maurizio Mistruzzi, Bruno Pagura (di Ginevra) e mezzo paese , abbiamo scoperto la nostra la mitica 4^ camera. Una stanza “morta”, utilizzata come ricettacolo. Lì c’era qualcosa meglio delle montagne russe e a costo zero: chiudere ermeticamente porte e finestre e, nel buio pesto, giù a darsi botte da orbi. Un spasso fantastico! Dopo qualche ora si usciva tutti ammaccati&soddisfatti. Nella 4^ camera più tardi trovai un cassone strapieno di documenti che mio padre avevano accumulato e nascosto dai tempi bellici. Fotografie, ordini di bonificare un’area, bozze di strategie, togliere di mezzo una spia, cartine geografiche. Una miniera straordinaria che andò bruciata qualche anno dopo da me stesso a causa di una minaccia ricevuta da mia madre di cui non ha mai voluto dirmi. Nel guardare il fuoco mi chiedevo se mi sarei pentito di ciò che stavo facendo. In effetti fu sempre così. Anche adesso.

Anni dopo ho frequentato un corso in Svizzera. Lì incontrai fra Ginevra e Friburgo mio cugino Adriano al quale feci domande sui tempi andati. Ritornato a casa con i suoi “forse.. prova.. vedi..” la prima volta che mia madre andò dalla sarta, Marino ed io abbiamo demolito a mazzate un mangiatoia di cemento della stalla. Inutilmente. Nella seconda mangiatoia invece…. Il granaio molto lungo era ideale per esperimenti, nel dare colpi di grazia a vecchi catini, barattoli, vasi di fiori crepati. Con altriarnesi dovevamo stare molto attenti, non c’era l’etichetta “usato sicuro” né data di scadenza. C’era invece un grazioso anellino d’acciaio luccicante e ipnotico, mai rimosso. Si fantasticava sghignazzando sull’effetto che si avrebbe avuto nel provare sul pollaio della Rosina Zilli o sul letamaio al di là della strada per provare per vederne l’effetto che fa.

Il 6 agosto ’92 questa storia romanzata trova il suo l’epilogo. Giuseppe Mistruzzi mi ha telefonato a Treviso urlandomi che da casa nostra usciva un fumo acre che avvolgeva mezzo paese. Precipitandomi a Castions e superate le barriere di Carabinieri e Vigili del fuoco che demolivano certe pareti constatai l’esistenza di una botola con documenti, filmati bellici, armi che venivano danneggiati dalle asce e dagli schiumogeni dei vigili del fuoco. Il tutto causato forse da un cortocircuito. Per quanto riguarda il sottoscritto, ho trascorso in piedi l’intero pomeriggio in caserma fra interrogatori verbali e precisazioni. Uscendo dalla caserma alla sera non riuscivo a togliermi l’espressione contrita e stolidache mi si era appiccicata in viso. Di tutto questo voglio oggi scusarmi pubblicamente con tutto Castions e con tutte le altre persone che hanno subito per il guazzabuglio creato involontariamente. 

7 Novembre 2010

Luigi Mistruzzi

 

 

 

 

 

 

 

 

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