Castions versione in lingua

Nota.

Immagino la difficoltà di comprensione della nostra parlata locale, non solo per quanti non sono nati qui, ma anche per quelli che da sempre ci vivono, per lo scarso uso che ne facciamo. Cercando di soddisfare la curiosità, dei quattro che possono essere interessati al titolo, ne faccio una versione in italiano. L’abbandono del dialetto, ha diverse ragioni.

La contrazione del nucleo famigliare che la presenza dei nonni, abituati all’uso del dialetto che gli permetteva di esprimere in maniera concisa dei precisi concetti.

l’italiano, invece, avrebbe richiesto loro, più parole con il rischio, mancandone la padronanza, di non dire compiutamente quanto desiderato. Un’altra ragione sta nell’aumento delle relazioni interpersonali, conseguenza del lavoro lontano dalla comunità paesana, che richiedono un linguaggio comune, l’italiano.

Il resto l’ha fatto la televisione che ha omologato comportamenti e pensieri all’intero territorio nazionale. In questo caso, se non si è dotati di sufficiente spirito critico, si corre il rischio di bere tutto quanto ci viene propinato, perdendo un patrimonio di diversità, che erano una ricchezza d’esperienze, di usi e costumi, in definitiva, una maggior vivacità culturale.

Fra qualche generazione probabilmente per intenderci passeremo, speriamo all’inglese, che sarebbe il male minore, rispetto alle lingue delle economie emergenti, come ad esempio, il cinese o l’indiano.

Se vi va, buona lettura.

Castions

Quattro righe per presentare il paese, su richiesta dell’associazione “La Piazza”, in occasione della sua partecipazione, a Tele Friuli al “Dario Zampa Show” del 26 ottobre 2004.

A presentarci e rappresentarci fu Claudio Tesolat e Riccardo Bragato.

Castions è una frazione del comune di Zoppola in provincia di Pordenone. Siamo in duemila, più o meno. Saremmo probabilmente in meno, se non fossero arrivati altri, un po più scuri, ma che sono sicuramente meno sparagnini di noi sotto le lenzuola. Chissà se un giorno impareranno anche loro a parlare il nostro friulano?

Un tempo quando, ogni paese aveva il suo segno distintivo: Scusons, Dalmenars, per tutti, noi eravamo “Gosons”. Un amico mio (Gigi Maniago), che voleva dare mostra di conoscere l’italiano ci identificava come “Ipertiroidei”. Quando io ero un bambino, purtroppo tanti anni fa. Le attività principali in paese erano l’agricoltura e in alternativa l’emigrazione. Poi, siamo diventati metal mezzadri, dividendo il nostro impegno fra la fabbrica e i campi, con le radici, però, saldamente piantate per: usi, costumi e sensibilità, nella terra che fu dei nostri padri. Oggi siamo come tutti.

Non so cosa?

L’associazionismo, mi piacerebbe pensare che fosse nato qui. Non sarà così, ma quasi, dato che il seme piantato tanti anni fa è un albero rigoglioso ancor oggi.

La “Castellana”, ad esempio, una società di piccolo risparmio, che se la legge gli ha fatto perdere la funzione risparmio, ha però conservato quella d’aggregare i più stagionati. Dell’associazione Alpini si sa tutto. Sono come il prezzemolo nelle pietanze. Sempre presenti, dove c’è bisogno di una mano. L’associazione “La Piazza”, che accoglie la gioventù, ti fa essere ottimista per il futuro. Ti pare di cogliere quell’entusiasmo, di altri, una volta. A lavorare per la sagra del mese d’agosto sono a centinaia e durante l’anno fanno delle cosette simpatiche per tenere vivo il paese. Avevamo la S.S. Doria che prima era tutta nostra, ora lo è in parte. Lì, hanno appreso i primi rudimenti del calcio e non soltanto, Mantellato e anni dopo Papais. I due sono andati a completare la loro preparazione e a esibirsi all’Udinese. Altre associazioni di volontariato sono nate qualche anno fa per aiutare quanti si trovano in difficoltà. A Castions abbiamo tutto ciò che serve: la banca, la farmacia, tre medici. L’asilo Favetti, e la Casa di Riposo, che sono sorte dopo ogni guerra quando la gente aveva poco, ma non mancava di volontà e di spirito d’iniziativa e se qualche illuminato, aveva un’idea, tirarsi su le maniche e fare da se, era un tutt’uno. Ora abbiamo anche l’asilo comunale e chissà se è un bene per mantenere vivo l’antico spirito.

Castions avrebbe preso il nome e sarebbe nato qui, dove oggi c’è la Chiesa Parrocchiale. Così almeno la raccontano quelli che dicono di sapere. Ci sarebbe stato un Castrum Romano, una fortificazione, un posto di guardia, o forse, quelli avevano trovato conveniente fermarsi per le risorgive che stanno lì attorno.

Oggi è la chiesa. È lì da prima del 1600, anche se allora ha subito le ultime grandi trasformazioni. È dedicata a San Andrea, che con il suo vice, San Giacomo fanno bella mostra di loro ai lati dell’altar maggiore. Su altri due altari ci sono invece, due tele di Pomponio Amalteo, una del 1568 e l’altra del 1582. In fianco alla chiesa c’è il parco Burgos, dove si fa anche la sagra. È stato donato della famiglia al comune.

Quanto mai non hanno lavorato gli Alpini per ripulirlo e portarlo all’odierna condizione? Un cippo posto all’interno ci ricorda quel che eravamo, una terra d’emigranti. In fronte alla chiesa c’è il palazzo che oggi è dei Burgos, che fu dei Micoli Toscano. Una famiglia che era proprietaria di un quarto del territorio castionese e che, con suo cognato Brussa comandavano sulla metà. Gianni Micoli fu un personaggio molto importante per la vita economica della comunità, uno che ha regalato, negli anni trenta, il terreno per il campo sportivo. È stato presidente e l’anima della cooperazione in paese, in un momento non facile come gli anni venti e tenta. Altre abitazioni di un qualche pregio son quelle che furono: dei Brussa, in borgo Saccons e in piazza quella dei Costantini. Per rimanere nell’ambito dei personaggi nostrani, abbiamo avuto, nel 1900, due ecclesiastici molto importanti, i fratelli Costantini.

Giovanni, primo arcivescovo della neo costituita diocesi di La Spèzia.

Anni dopo la sua scomparsa hanno costruito una nuova chiesa e hanno voluto riavere la slama del loro primo vescovo. Per Celso, il cardinale, che invece è tumulato da noi, non basterebbe una trasmissione intera per spiegare quel che ha fatto in vita. Tanto per fare un accenno è stato: nel 1920 Reggente e Conservatore della Basilica di Aquileia, Amministratore Apostolico in Cina, segretario della Congregazione di Propaganda Fide.

Nei ritagli di tempo, diciamo così, lui e suo fratello, hanno trovato il modo di farsi apprezzare come scultori. Di Celso abbiamo all’asilo Favetti una sua statua che rappresenta il futuro papa PIO X, da bambino.

A proposito d’arte, mi viene in mente dei nostri apprezzati pittori, del passato, come Duilio Ius, e di oggi: di Stefano suo figlio, di Ugo Tonizzo, di Angelo Topazzini, di Roberto da Cevraia, di Enzo Borean, di Sergio Colautti e dato che sono molti, è possibile che ne abbia dimenticato più d’uno.

Da noi la cooperazione ha avuto un’importanza fondamentale: per lo sviluppo economico, sociale, e per il modo di porsi nei confronti dei problemi. Sapendo, che potevi e dovevi risolverteli da te, con le tue forze e risorse, e che, se fosse giunto un aiuto esterno sarebbe stato il benvenuto e non certo un evento su cui contare.

Parte da lontano. Già nel 1896 la Latteria edificò la casa del Medico Condotto, che era l’unico in comune.

L’istituzione è ancora qua, anche se ha cambiato nome in “Cooperative Agricole”.

Di Mucche, da noi, non se ne allevano più, e i nostri nipoti non hanno nel naso quell’odorino, tipico di stalla, tanto comune nella nostra gioventù. Ha cambiato il tipo di prestazione. Commerciale rivolto all’agricoltura e all’artigianato, ma l’attività più importante rimane il forno. L’ultimo cooperativo rimasto in provincia di Pordenone. Produce più di venticinque tipi di pane per una trentina di quintali il giorno.

Ebbene sapete quello che vi dico? Sono proprio contento d’essere nato qui.

Francesco Pagura Castions aprile 2011 

Comments are closed.